Tumore alla prostata & Genetica

Tumore alla prostata & Genetica

Negli ultimi anni le innovazioni nel campo della genetica oncologica hanno rivoluzionato il modo di trattare il cancro alla prostata, permettendo anche d’individuare geni che possano predisporre a sviluppare questo tumore. 

Ci sono crescenti evidenze scientifiche che alcuni tumori alla prostata possono essere ereditati. È stato dimostrato che circa il 10-15 per cento dei casi di cancro alla prostata sono ereditari; oggi, si conoscono alcuni dei geni responsabili della trasmissione familiare ed è possibile eseguire degli esami per scoprire quali uomini hanno maggiori probabilità di ammalarsi.

Esistono diversi test del sangue che vanno alla ricerca di differenti mutazioni genetiche. Presso la Casa di Cura “Regina Pacis”, in cui da ormaiirca tre anni è possibile il counseling genetico per l’identificazione del rischio oncologico in pazienti con storia personale o familiare di tumori correlati alla mammella e/o ovaio, è adesso attivo il Counseling genetico anche per la patologia tumorale della prostata: lo scopo è quello di dare ai pazienti una nuova arma di prevenzione tumorale. 

Questo counseling oncogenetico è indirizzato principalmente alle persone con maggiore rischio di ereditare mutazioni genetiche in grado di aumentare il rischio di tumore prostatico e, tra questi, gli uomini che hanno un parente di primo grado (padre e fratelli) con la malattia (soprattutto se con un’età inferiore ai 55 anni), quelli con un familiare di primo grado deceduto per questa neoplasia prima dei 60 anni oppure gli uomini che hanno familiari con un tumore ereditario della mammella e/o dell’ovaio (per via dei geni BRCA), con sindrome di Lynch (polipi del colon) o con una neoplasia prostatica diagnosticata già come ereditaria.

Durante la consulenza oncogenetica verrà verificato se il paziente possiede i criteri necessari per essere sottoposto al test genetico. In caso positivo, la valutazione del rischio di neoplasia a trasmissione eredo-familiare viene fatta mediante il test genetico, fatto su un semplice prelievo di sangue periferico. 

Quando il risultato sarà pronto, il soggetto avrà una seconda consulenza con lo specialista che gli spiegherà il significato del risultato e le implicazioni che avrà sui programmi futuri di sorveglianza clinico-strumentali, e le possibilità di riduzione del rischio con mezzi medici o chirurgici. Durante tale seconda consulenza si discuterà, se indicata, l’opportunità di procedere con l’effettuazione del test di accertamento ad altri consanguinei. 

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