Storia 1
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Una storia di coraggio, di legami indissolubili, di dolore che trova il varco verso la speranza. Due donne, mamma e figlia, somiglianti in viso ed anche nel temperamento. Legatissime. Scoprono, a distanza di pochissimi mesi l’una dall’altra, di avere, tra le tantissime, un’altra cosa in comune. La sola che non vorrebbero. Un carcinoma mammario. Succede in provincia di Agrigento. Lo scopre prima la madre settantenne, che si sottopone a tutte le cure del caso e oggi sta bene. Passa poco. La figlia, che ha accettato di farsi intervistare e che chiameremo Laura, solerte si presenta allo screening annuale. Le sembra solo una formalità. In famiglia hanno da poco superato il dolore e la prova della malattia della madre. Per Laura però vi è la triste sorpresa. Anche lei ha un tumore. Anche il suo tumore è al seno, proprio come quello di sua madre. Un attimo di esitazione, giusto il tempo di realizzare e poi eccola con tutta la forza possibile ad affrontare la malattia, di cui ci parla in questa intervista.

“Ho cinquantaquattro anni, ho iniziato a controllare il mio seno già da tempo, (circa cinque o sei anni fa), effettuando ogni anno lo screening mammografico.
Non ho avuto sintomi particolari prima che mi fosse diagnosticata la malattia. Non era un grumo palpabile. Ho avvertito solo un po’ di bruciore al petto qualche settimana prima di effettuare l’esame mammografico, attribuendolo però ad un semplice colpo d’aria.
A seguito della mammografia, effettuata nei primi giorni di maggio del 2018, (la precedente l’avevo fatta esattamente un anno prima, con esito negativo), il radiologo mi ha invitato a fare una “ecografia mammaria”, poiché la densità del seno ostacolava l’esame mammografico.
Questo secondo esame rilevava un nodulo meritevole di una ulteriore RM mammaria con mezzo di contrasto
Eseguo dunque questo terzo esame nei primi giorni di giugno e dopo un settimana mi viene fornito il referto: “nodulo ( di circa 10 mm) con margini sfrangiati, cui corrisponde impregnazione contrastografica , per cui appare necessaria la correlazione istologica”.

Nel frattempo, tra un esame e l’altro, avevo già contattato il dott. Domenico Cirrito, chirurgo senologo che opera presso la clinica Regina Pacis a San Cataldo. Avevo conosciuto il dottore Cirrito circa quattro mesi prima, perché mia madre era stata operata, giusto qualche mese prima, da lui per un carcinoma al seno, e non avrei mai immaginato di tornare di nuovo presso il suo studio e rivivere quei momenti d’ansia.

Il chirurgo, dopo aver visionato tutti i miei esami, mi ha consigliato di effettuare l’ago aspirato. L’esito dell’esame, svolto presso la stessa clinica di San Cataldo, mi viene comunicato dal medico pochissimi giorni dopo: “carcinoma mammario duttale”.

Rimasi basita, mentre nella mia mente si affollavano molte angoscianti domande. Con tono rassicurante, il dottor Cirrito si sottopose alla fila di domande da parte mia e dei familiari che mi accompagnavano, anch’essi comprensibilmente in apprensione, prospettandomi infine la necessità di un intervento chirurgico, per l’asportazione del nodulo.

Vengo operata dopo una settimana, la mattina del 28 giugno, dopo aver fatto un breve pre-ricovero in day hospital. Nel mio caso è stata adottata la chirurgia conservativa, ovvero la quadrantectomia, asportando solo l’area della mammella in cui era localizzato il tumore. L’intervento è durato poco più di 60 minuti. Durante l’intervento sono stati asportati anche i linfonodi sentinella, per valutare eventuali metastasi, che in questa clinica vengono esaminati immediatamente. Il loro esame fortunatamente ha dato esito negativo.
Ricondotta in camera, comincio a prendere coscienza dopo qualche ora, il chirurgo è sceso dalla sala operatoria tranquillizzando i miei cari sull’esito dell’intervento.

Durante le quarantotto ore di decorso post-operatorio che trascorro in clinica, la degenza viene seguita oltre che da medici ed infermieri anche da altre figure come la fisioterapista e la psicologa. La concomitanza di due casi di tumore al seno in un così breve lasso di tempo inducono il dott. Cirrito ad approfondire il caso, invitandomi ad un consulto genetico, cosa che ho fatto di buon grado.
Il decorso post operatorio, nonostante le rassicuranti parole del medico che mi seguiva, non è stato, dal punto di vista psicologico, così tranquillo perché mancava ancora quel tassello che permetteva di completare il puzzle di una serenità smarrita: “l’esame istopatologico”. Arrivata a casa, mentre riprendevo le mie forze, ho cercato di riprendere la vita di tutti i giorni per metabolizzare lo stress subito. Il referto dell’esame istologico, anch’esso negativo, è arrivato dopo 15 gg.

La prima parte del percorso è stata fatta e adesso mi sento un po’ più serena. A giorni inizierò la seconda parte: la consultazione di un oncologo per stabilire una terapia adeguata (la chirurgia da sola non è risolutiva), probabilmente farò qualche ciclo di radioterapia.

Da questa mia “avventura” voglio fare un appello a tutte le donne, ribadendo che la prevenzione può cambiare sostanzialmente l’andamento e l’esito della malattia. È dunque fondamentale sottoporsi periodicamente ai controlli medici e conoscere il proprio corpo per cogliere con prontezza la comparsa di eventuali noduli con l’autopalpazione. Il tumore al seno è fortunatamente una delle forme tumorali, che la medicina riesce a contrastare meglio, ma la tempestività incide molto.
Da credente mi sento di ringraziare Dio e naturalmente alla mia famiglia per avermi sostenuto durante questo cammino. Ritengo doveroso ricordare il personale medico e paramedico del Regina Pacis di San Cataldo per la professionalità manifestata. Ultimo, ma non per ultimo, il chirurgo dottor Domenico Cirrito che, alle indubbie capacità tecniche e scientifiche, unisce una sensibilità umana a volte non comune tra i medici. Più che un medico è stato una sorta di mentore che ha saputo usare un approccio franco sulla malattia ma al tempo stesso rassicurante, indicandomi la luce in fondo al tunnel”.

Tratto da: https://www.atuttamamma.net/io-mia-madre-e-un-tumore-al-seno-in-contemporanea/